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Arkidquiz della settimana (con commenti)

Pretestuoso per parlare e discutere un po’ di questa opera che ‘abbiamo in casa’ (almeno per noi Torinesi).La conoscete? Chi l’ha progettata? (e qui finisce il quiz).Ma soprattutto, cosa ne pensate? E’ veramente ecologica, positiva, lungimirante? Ma anche, banalmente, vi piace? vi ricorda una capanna sugli alberi come quelle che qualcuno di noi costruiva (o si faceva costruire) da piccolo? ^_^

A voi la parola.

Arkidquiz della settimana

Caccia al tesoro Berlinese, fase 3.

Eravamo rimasti alla stazione attorno alla quale si volgono le vite di strada di Christiane F e soci.

Rilassiamoci mentalmente e ricominciamo la nostra gita architettonica di Berlino.

Dal fianco stazione prendiamo la strada che prende il nome dalla capitale dell’Ungheria e, poco distante, incrociamo un ‘dente cariato’, come la definiscono i berlinesi, cioè i resti di una chiesa danneggiata nella IIWW, preservata come memoriale  delle distruzioni senza senso provocata dalle guerre, molto interessante anche la nuova parte esagonale, molto suggestiva all’interno.

Usciamo dalla chiesa e continuiamo a costeggiare il confine Sud del Tiergarten, serpeggiando verso i nostri prossimi obiettivi: le ambasciate (no, niente atti terroristici, tranquilli ^_^).

Però, aspettate un attimo, arriviamo ad un punto in cui, sulla sinistra, si apre una prospettiva sulla Statua dell Vittoria! Sì, proprio qulla del film dell’altra volta! Ve la ricordate? Beh, però se siamo qui, prima di iniziare questa parte della gita, dobbiamo proprio dare le spalle alla statua e procedere per circa un kilometro e poco più, e prendere un caffè dagli ‘scopritori’ della Teoria della Gestalt! Dove? Al loro museo, ovviamente, proprio di fonte a questo  interessante intervento di… chi? Lo sapete? Ci rivediamo settimana prossima dopo il caffè (luuungo).

Mappe bizzarre

Il sito MapOfStrange offre un divertente catalogo di stranezze, bizzarrie, misteri che si possono trovare su Google Earth e StreetView. Divertentissimo, merita un assaggio… architetti e/o aspiranti tali potranno ben meditare su come le loro opere saranno percepite dagli alieni e dai viaggiatori in aeroplano.

Una delle nostre immagini preferite è quella pubblicata dal Daily Mail: l’alfabeto completo realizzato con immagini di Google Earth.

Daily Mail – Alfabeto in Google Earth

Buon volo!

I TIC della scuola

Secondo una recente ricerca del MIUR le scuole/plessi scolastici italiani sono dotati in media di circa 20 pc per la didattica, questo dato significa che nel migliore dei casi una scuola italiana è dotata di un aula informatica nella quale non tutti gli allievi hanno l’opportunità di utilizzare un pc ciascuno. Italia e Portogallo nel 2004 erano gli unici due stati della Comunità Europea a non essere dotati di un curriculum obbligatorio in specifico per le materie informatiche… anche perchè, com’è ovvio, le scuole non sono dotate di pc.

Dov’è il gatto nero?
ar:KID:lab con Tuxpaint – cliccami per ingrandirmi

I programmi di informatica delle scuole elementari più che di informatica trattano di dattilografia… e, se anche saper battere a macchina è sempre utile nella vita, bisogna dire che dattilografia ed informatica sono cose piuttosto differenti… così l’alfabetizzazione informatica dei più giovani è lasciata allo spirito di iniziativa, alla creatività di alcuni coraggiosi insegnanti pionieri… come ad esempio Maestro Roberto.

Chi è?
ar:KID:lab con Tuxpaint

Cosa possiamo fare per aiutare insegnanti e allievi in questo difficile percorso? La prima cosa senza dubbio è sostenere e richiedere l’introduzione dell’informatica nella scuola in modo strutturato e definitivo, la seconda è preoccuparci dell’educazione informatica dei giovani da casa con strumenti intelligenti. Il mondo dell’opensource ci offre questa opportunità con una gran quantità di prodotti validissimi e gratuiti. Un programma per il disegno molto diffuso, facile da utilizzare e già proposto in molti istituti scolastici è Tuxpaint. Scaricarlo è facilissimo, basta andare sul sito e seguire le istruzioni. Una volta installato chiunque potrà facilmente cominiciare a disegnare divertendosi. Provaci subito! Scarica Tuxpaint

Indossando l’archituta

Le città dovrebbero essere sempre più smart e sempre più amichevoli ed invece in molti casi sono sempre più scomode. In tanti hanno notato come sia difficile a Los Angeles trovare un posto ragionevole in cui riposare… panchine sulle quali non ci si può distendere, muretti inclinati al punto che non ci si può appoggiare… come risolvere questo problema?

Archisuit @ Sarah Ross

Indossando l’archituta: una tuta per andare a correre sì ma anche per trovare qualche minuto di riposo senza impazzire nel tentativo di sdraiarsi. L’archisuit proposta e realizzata da Sarah Ross porta incorporati i negativi delle più comuni sedute della città. Quando ci si vuole fermare, ci si può sistemare nella forma offerta dall’arredo urbano e finalmente trovare la comodità cercata.

Archisuit @ Sarah Ross

Come sia correre con tutta quella roba attaccata alle spalle non sappiamo ma certamente la dormitina sulla panchina dev’essere fantastica!

Il radome

Il termine radome è dato dalla somma di radar+dome (cupola) ovvero è una cupola per i radar… cioè non proprio… si tratta di una struttura impermeabile comunemente utilizzata per proteggere le antenne di grandi dimensioni (anche radar); il radome non è trasparente alla vista ma lo è alle onde radar o radio. Per ottenere questo effetto è necessario fare scarso uso di materiale tradizionale da costruzione risultandone quindi strutture leggere in fibra di vetro o teflon per le quali non tutte le forme sono adatte.

Radome – Misawa – Giappone

Il radome ha una forma quasi sferica e la forma più comune è la cupola geodetica che consente di costruire grandi superfici stabili che necessitano di materiale strutturale di ridottissime dimensioni.

Oltre a proteggere le antenne dagli agenti atmosferici e, in caso di impianti militari, dalla vista, il radome protegge anche il personale dai rapidi movimenti delle strutture.

Radome della RAF nello Yorkshire @ The Guardian

La struttura del radome ha un aspetto un po’ fantascientifico e per questo è accaduto che venisse scambiata dagli ingenui, per una base aliena.

Radome in costruzione @ CSIR National Aerospace Laboratories

Arkidquiz ella settimana

Questa volta bisogna conoscere un po’ la storia dell’Architettura… oppure delle illusioni!

Sì, perchè della navata che vedete, una parte… non esiste!

Aiutino… siamo a Milano.

Che chiesa è?

Arkidquiz della settimana

Sempre sugli architetti famosi.

Niente indizi, stavolta, anche se così da giovane non è facilissimo riconoscerlo! (è lui, non lei) ^_^

Vuoi mettere… l’opensource?

Opensource… sorgente aperta… che roba è?

Il termine opensource nasce negli anni ’70 del secolo scorso (sigh!) nell’ambiente degli sviluppatori di software, ma oggi con il termine si definisce una filosofia o se la parola filosofia pare troppo importante diciamo una metodologia.

L’opensource è un metodologia di distribuzione dei prodotti e della conoscenza che ne promuove la ridistribuzione e l’eventuale modifica a scopo di miglioramento. Sul web c’è scritto che l’hanno inventato al MIT, ma lo fanno anche i bambini e l’hanno sempre fatto per quel che ne sappiamo, ma del resto è noto che i bambini sono geniali.

Funziona così… Luigino vuole una cerbottana… anzi forse voleva perchè se vuole una cerbottana dev’essere un bambino di una volta… comunque siccome questo Luigino vuole una cerbottana e nessuno gliela compera e lui non ha soldi decide di farsela da solo… guarda un certo numero di cerbottane… legge dei libri sulle cerbottane finchè non ha una chiara idea di come si fa. Luigino è un bambino risparmiatore e quindi si procura del materiale di recupero per costruirsi il suo gioco… materiale che diciamo chiunque altro può procurarsi e si fa questa cerbottana… molto semplice per la verità, ma funziona.

Cerbottana sparamarshmallows @ http://blog.makezine.com

Luigino va in cortile e prima cosa che fa con questa cerbottana, tira dentro alla coscia di Carletto. Non è una cosa gentile… anche perchè Carletto la cerbottana non ce l’ha e non può rispondere… Luigino un po’ pentito e po’ per poi poter fare la gara di lancio con Carletto, insegna a Carletto come farsi una cerbottana anche lui… senonchè Carletto fa delle modifiche al progetto di Luigino e si costruisce una cerbottana che tira con maggior precisione… altri bambini la vedono e ovviamente ci vogliono giocare anche loro e Luigino e Carletto  insegnano a tutti a farsi la cerbottana e ciascuno si fa per così dire una cerbottana che se anche parte da un modello base, con piccole modifiche diventa personalizzata o anche migliore e le migliorie fanno il giro di tutti gli amici degli amici finchè tutti sono in grado di avere una bella cerbottana… in differenti varianti e magari anche meglio della prima cerbottana del primo Luigino… nessuno ha speso  e tutti hanno guadagnato… o se qualcuno ha speso certamente era più tempo che danaro…

Cerbottana sparaaeroplanini di carta @ Instructables (en)

Questo è l’opensource, la prima cerbottana base di Luigino è la sorgente (source), in informatica codice sorgente, ed il fatto di condividere il progetto rende l’oggetto aperto (open)… sia nel senso che il progetto non è chiuso in cassaforte e quindi tutti possono usarlo… sia nel senso che è aperto a modifiche e migliorie… che a loro volta dovrebbero essere altrettanto open… quelli proprio gentili, gentilissimi sulla loro cerbottana scriveranno cerbottana su progetto di Luigino e successive modifiche di Mirko e Mario… ma qui entriamo nel CC ed è una altra storia.

Ora se ci pensiamo i prodotti tradizionalmente opensource sono moltissimi… dalle ricette delle torte ai piantini di basilico… oggi come oggi sono assai interessanti i software opensource che sono moltissimi e consentono di utilizzare un pc senza bisogno di acquistare costosi programmi… il che va molto bene per i paesi poveri che non hanno un accesso alle tecnologie così semplice come noi… ma va anche bene per noi che magari amiamo far parte di un progetto condviso… va bene anche per chi non vuole o non può spendere soldi in software…

Attenzione però opensource non vuol dire gratis… vuol dire condividere, tu puoi ad esempio scaricare un programma opensource ma dovresti per correttezza contribuire al progetto… ma io non so programmare… dicono i più… va bene… puoi fare altro, puoi fare una donazione in denaro, puoi contribuire con le tue conoscenze specifiche, ad esempio con le traduzioni, puoi anche “solo” diffondere il concetto di opensource…

Tux – Icona del software open-source

Valga un esempio per tutti… molti di noi usano Wikipedia con regolarità… Wikipedia è gratuita ma ci siamo mai domandati chi scrive le voci e perchè? Da dove arrivano le foto di Wikipedia? Arrivano dai volontari che donano le loro conoscenze o le loro immagini… chiunque può farlo molto facilmente seguendo le istruzioni che si trovano sulla barra azzurra aul laterale destro, che qualcuno ha gentilmente tradotto o compilato in italiano.

Icona del progetto GNU

Se invece vuoi provare un programma opensource il più diffuso è certamente openoffice, versione open di Office di Windows; averlo è facilissimo, si va sul sito, quindi seguendo le istruzioni a prova di chiunque, lo si scarica sul proprio pc, l’installazione è cosa di pochi minuti… ora puoi usare un programma simile ad Office, magari più bruttino (ma neanche più di tanto) e con qualche funzione in meno (ma tipo quelle che non usa nessuno)… Quasi tutti i programmi opensource fra l’altro hanno comunità di supporto piuttosto vivaci che creano e distribuiscono app a iosa, dalle più utili alle più assurde… qui ad ar:KID:lab c’è chi si è installato un’app che mentre scrivi i testi te li colora arcobalenati… non serve a niente ma fa allegria…

Se non vuoi rinunciare al prodotto e neanche vuoi fare pirateria… scegli l’opensource.

Opencola opensource

Curiosità: qualche anno fa un’azienda di software canadese per sensibilizzare al concetto di opensource produsse e distribuì Opencola, una bevanda aperta… se vuoi provare a fartela… su Wikipedia ovviamente trovi la ricetta

Coltiva la tua casa!

Non nel senso metaforico ma nel vero senso della parola: coltiva la tua casa come un albero… Mitchell Joachim (en) professore di architettura e partner dello studio Gehry insieme al collettivo Terreform One (en) propone un nuovo modo di abitare.

Mitchell Joachim pleaching @ TED blog

Mitchell Joachim pleaching @ TED blog

Le nostre case potrebbero essere costruite, anzi coltivate, con un sistema chiamato pleaching che consiste nell’unire, organicamente i rami degli alberi, un sistema che in agricoltura è utilizzato da almeno 2500 anni. I nostri edifici, così coltivati potrebbe essere completamente sostenibili e le città sarebbero vere e proprie foreste generate secondo i criteri della più moderna urbanistica… unico difetto… ci vanno circa 10 anni per la casa finita.

Guarda il video di Mitchell Joachin alla conferenza TED (en sott. ita) … alla fine del video una sorpresa… la casa in carne prodotta in laboratorio e non da animali… una roba un po’ schifosetta ma a quanto pare molto efficiente :)