Archivi categoria: architetture

New York che cambia…

La fotografa Berenice Abbott (1898-1991) è stata una fotografa statunitense molto nota che a partire dal 1935 si occupò di documentare i cambiamenti della città di New York. Il progetto fu realizzato nell’ambito di un programma governativo post-depressione, il FAP, che sosteneva giovani artisti di talento, disoccupati. Il lavoro di Berenice Abbott è stato pubblicato nel 1939; si trattava inizialmente di una raccolta di 97 immagini che fu in seguito ampliata fino a 302 immagini finali che furono distribuite a scuole ed enti pubblici dell’area metropolitana.

Berenice Abbott _ Changing New York @ The Getty Reasearch Institute

Durante il decennio 1929-1938, Berenice Abbot ha fotografato la cultura urbana materiale e l’ambiente costruito di New York, ha documentato i vecchi edifici prima che fossero demoliti ed ha registrando le fasi di costruzione della nuova città. Dal 1939 in poi, parallelamente all’attività di documentazione fotografica, si è dedicata alla formazione, all’educazione ed all’insegnamento, anche collaborando con il MIT. Nel 1968, Abbott ha venduto l’archivio Atget al Museum of Modern Art di New York.

Berenice Abbott _ Changing New York @ The Getty Research Institute

Oggi più di 300 delle sue straordinarie e famose immagini sono liberamente consultabili on-line sul sito del The Getty Research Institute in una collezione dedicata.

Forse non tutti sanno che…

Forse non tutti sanno che il celebre architetto dell’ala est del Louvre, Claude Perrault (fratello dell’ancor più noto Charles)… è morto sul lavoro a causa di una infezione contratta durante la dissezione di un cammello… vi chiederete a questo punto se il mestiere di architetto comporti la dissezione di animali… no, tranquilli, Claude Perrault era un medico… era un medico che faceva anche l’architetto (talvolta).

Louvre – Colonnato di Claude Perrault

Earthship

Earthship è un tipo di edificio residenziale passivo fatto in materiali prevalentemente naturali o di riciclo e realizzato possibilmente in autocostruzione almeno parziale. La paternità dell’idea va all’architetto americano Mike Reynolds che fin dalla tesi di laurea ha progettato e realizzato edifici in materiali di recupero, successivamente ha integrati con sistemi energetici a basso impatto.

Il metodo di studio di Reynolds, tuttavia, era basato, agli inizi, essenzialmente su prove, errori, correzioni; molti dei primi edifici presentano problemi di carattere vario e l’architetto fu oggetto di diverse cause legali portate avanti da clienti insoddisfatti che gli costarono anche parte della sua carriera.

Earthship_interno @ http://www.earthship.com/

Oggi le Eartships appaiono migliorate e con la crescente preoccupazione per l’ambiente e per l’ecologia, Reynolds è nuovamente salito alla ribalta.

La tipologia della Earthship è piuttosto stabilizzata: si tratta normalmente di edifici singoli, di civile abitazione, mono o bi-famigliari ove possibile energeticamente autosufficienti. Il materiale da costruzione è vario ma elemento comune è l’utilizzo di pneumatici riempiti di terra come mattone.

Un intelligente sistema di raccolta delle acque piovane, pannelli solari, impianti microeolici e lo sfruttamento delle caratteristiche geoclimatiche del luogo assicurano l’indipendenza energetica della costruzione.

Earthship_costruzione @ http://www.earthship.com

Il problema di più di difficile risoluzione, e che causò all’architetto la maggior parte dei problemi legali, fu l’isolamento; problema che tuttavia pare ormai risolto attraverso successivi studi energetici che hanno consentito di migliorare le prestazioni del materiale da costruzione. Mike Reynolds, inizialmente recalcitrante, si è anche adattato a seguire la normativa in materia edilizia dei paesi in cui lavora ed oggi le Earthships sono disegnate in maniera da incontrare le richieste degli standard previsti.

Earthship_design @ http://www.earthship.com

Oggi le Eartships sono piuttosto diffuse nel mondo e Oliver Hodge ha raccontato la storia di Mike Reynolds nel film Garbage Warrior.

Sul sito ufficiale di Reynolds oltre alle immagini delle case realizzate si trovano istruzioni di base per provvedere alla costruzione della propria Earthship.

Arkidquiz della settimana

Dopo aver ringraziato l’Arch. Luciano Pia per la controversa casa sull’albero, passiamo ad un quiz più semplice, dato che è presente in tutti i libri di Storia dell’Architettura… Guardiamo questo prospetto, vi metto un minimo fuori strada dicendo che è un dormitorio, ed è in America ^_^.

Esattamente dove siamo? Chi ne è l’autore?                                                                    (Aiutino, è questo qui a sinistra… ^___-)

Arkidquiz della settimana (con commenti)

Pretestuoso per parlare e discutere un po’ di questa opera che ‘abbiamo in casa’ (almeno per noi Torinesi).La conoscete? Chi l’ha progettata? (e qui finisce il quiz).Ma soprattutto, cosa ne pensate? E’ veramente ecologica, positiva, lungimirante? Ma anche, banalmente, vi piace? vi ricorda una capanna sugli alberi come quelle che qualcuno di noi costruiva (o si faceva costruire) da piccolo? ^_^

A voi la parola.

Arkidquiz della settimana

Finita la caccia al tesoro, riprendiamo la scoperta di architetture più o meno famose.

Ci allontaniamo da Berlino verso Ovest, pur rimanendo all’incirca a quella latitudine, ma non vi dico altro.

Qui troviamo, tra le altre emergenze architettoniche, un complesso particolare, che rimane, nel bene o nel male, impresso nella memoria di chi lo visita. Guardate che abitazioni! ^_^

Gli spazi interni sono davvero particolari, molti degli arredi su misura, e veramente poche linee verticali!

Sapreste dire dove ci troviamo e chi ne è l’autore?

Arkidquiz della settimana

Caccia al tesoro Berlinese, fase 5. La conclusione.

Usciamo dalla Biblioteca di Scharoun dal ‘retro’, verso Est, e qui  ci possiamosbizzarrire tra queste architetture gigantesche, di giganteschi archistar, tutti riuniti attorno alla seconda piazza più famosa di Berlino (nella foto sarà Tokio o Berlino? ^_^).

Finita la visita a tutte queste enormità, dritti verso Est fino alla fermata Stadtmitte della U-bahn, e da qui proseguiamo verso sud, imbattendoci in una zona turistico-kitch, col Deutsches Currywurst Museum Berlin (aspetta il finale…) e il famoso, quanto ricostruito, Checkpoint Charlie. Passiamo oltre…

Sempre verso Sud, un attimo prima della piazzona a meringa (wow, l’avessi progettata al primo anno mi avrebbero pelato vivo! ^__-), svoltiamo ancora ad Est e ci troviamo l’ultimo Museo che vi propongo per questa gita… studiato con lo scopo di significare l’angoscia e non dare punti di riferimento facili, il Jüdischen Museum è stato progettato da…?

E per finire in bellezza, qui vicino c’è il famosissimo (famigerato?) originale Curry36! Come cos’è??? Vergogna! ^_^(ok, ne hanno aperto uno anche alla Banhof dove eravamo tre settimane fa, ma questo è il primo!).

Buon appetito e arrivederci, Berlino!

Il salice vivente

Patrick Dougherty è un artista statunitense che crea strutture temporanee in salice. Le sue strutture non sono opere d’arte da guardare e non toccare, sono strutture viventi e da vivere. Dougherty ha lavorato per parchi naturali, giardini botanici, spazi pubblici. Le sue sculture possono essere visitate, vissute ed esplorate. A metà fra edificio moderno organico e castello delle fate ogni sua opera è fatta con rami di salice intrecciati, assemblati e legati.

Palo Alto Art Center, Palo Alto, CA

Combinando le sue abilità di falegname con il suo amore per la natura, Patrick ha iniziato a sstudiare le tecniche primitive di costruzione che lo hanno condotto a due esperimenti che utilizzavano alcuni alberelli come materiale da costruzione. Nel 1982 la sua prima opera, Body Wrap in acero, è stata inclusa nella mostra Biennale degli artisti Carolina del Nord sponsorizzata dal North Carolina Museum of Art.

Washington University at St Louis, St Louis, MO

Il suo lavoro da lì si è rapidamente evoluto da singoli pezzi su piedistallo a due monumentali opere di scala ambientale. Nel corso degli ultimi trent’anni, ha costruito oltre 230 di queste opere, ed oggi è un artista di fama internazionale. La sua scultura è presente in tutto il mondo, dalla Scozia al Giappone, dall’Italia a Bruxelles, e in tutti gli Stati Uniti.

Arte Sella Sculpture Park, Valsugana, Italy

Ma il lavoro di Dougherty, per quanto eccezionale, si colloca in un diffuso filone di scultura arborea che comincia dall’intreccio dei rami di salice per fare semplici cestini fino ad arrivare alla scala urbana. Vuoi provare anche tu? Su questo link (en) trovi le istruzioni per i primi esperimenti.

St. John’s University, Collegeville, MN

Architettura moderna pop-up

Architettura moderna pop-up come dice il titolo è un libro pop-up che ben illustra alcune fra le più note architetture dell’epoca moderna e contemporanea. I pop-up stupidcono sempre… ad ogni pagina prende vita una sorpresa! E’ come avere tanti modellini, da toccare, guardare, esaminare… però nel formato piatto… che è pur sempre più comodo del formato 3D che fra l’altro prenderebbe spazio…

Un tour visivo e artistico dal XIX secolo ai giorni nostri attraverso le opere dei padri dell’architettura contemporanea e delle “archi-star” del presente: dal Crystal Palace di Londra al ponte di Brooklyn, dalla Tour Eiffel al Flatiron e a Villa Savoye di Le Corbusier, dalla Sydney Opera House al Museo Guggenheim di Bilbao alla Tate Modern e al grattacielo “a vela” di Dubai. Un libro divertente e ricco di informazioni, in cui le architetture moderne e contemporanee più importanti del mondo si materializzano attraverso pop-up tridimensionali.

Edito da Rizzoli, il libro è illustrato da Anton Radevski, illustratore cartotecnico bulgaro e scritto dal newyorkese David Sokol. Il primo è autore di altri bei libri pop-up che consigliamo ma che non sono tradotti in italiano, uno dei nostri preferiti è sicuramente la storia dell’architettura in 3D (anche quello delle astronavi è niente male…). David Sokol invece è scrittore e si occupa prevalentemente di architettura.

Il libro, bello da avere, è consigliato dai 10 anni ma solo perchè bisogna usarlo con cura per non rovinare le sculture di carta… secondo noi, con un po’ di attenzione è adatto a tutti… e il rapporto qualità prezzo è comunque interessante… in più oltre alle grandi architetture centrali ci sono anche le alette laterali con piccoli pop-up e brevi spiegazioni… bellissime.

Arkidquiz della settimana

Caccia al tesoro Berlinese, fase 4. Quasi finita!

Oggi ripartiamo dal museo del Bauhaus (stranamente me lo aspettavo più imponente, come edificio! ^_^)(e, ve lo steste chiedendo, sì, sono io lì, mi trovate? Piccolo e nero davanti al muro colorato…), proprio di fronte alla nuova sede del CDU, progettata da Petzinka, Pink, und Partner di Düsseldorf.

Adesso girolliamo liberamente per tutto questo settore tornando verso Est, tra il canale fluviale e il parco c’è la cosiddetta zona della ambasciate (indovinate perchè), con architetture notevoli (se non un po’ kitch). Consiglio una visita strada per strada con una buona guida turistica ad accompagnarci, ne vale la pena!

Ariviamo ad un’ altra zona museale, con strutture progettate da nomi che fanno girare la testa: Mies, ********, e dove troviamo la Biblioteca in cui sono state girate altre famose scene dell’ormai ‘nostro’ film di Wim Wenders. Addirittura la via che ci porta lì di fronte porta il suo nome (non a caso, anche la Filarmonica è sua!). Di chi stiamo parlando?

Alla prossima!