Archivi del mese: maggio 2012

C’è spazio per tutti…

Piergiorgio Odifreddi, noto matematico impertinente, ha pubblicato due anni fa un bel libro sulla storia e non solo della geometria. Il testo è scorrevole e riccamente illustrato, il linguaggio è leggero ed in generale il discorso si fa anche divertente.

Cliccami per accedere al sito dell’autore

Teoria, pratica e cultura della geometria vengono spiegate attraverso esempi pratici , spesso architettonici, aneddoti ed anche curiosità. Finalmente un Odifreddi rilassato e non polemico, ci fa riscoprire una materia chesui banchi di scuola troppo spesso e immeritatamente si trasforma in un film horror.

Da Natale “C’è spazio per tutti” è pubblicato da Mondadori anche in edizione economica… da comprare. Il libro naturalmente ha un sequel… ma questa è un altra storia :)

Tetris sul Green Building!!!! Ha ha ha :-)

Il MIT è considerata una delle più importanti università del mondo soprattutto per quanto riguarda la ricerca scientifica in area tecnologica. Il MIT è anche noto per i suoi metodi didattici per così dire “informali”. Al MIT si organizzano gare e sfide di vario genere… dalla caccia al tesoro agli esperimenti itineranti…

Il MIT visto da Boston – furins

Uno degli eventi che maggiormente appassiona gli studenti sono i cosiddetti hacks (o pranks)… sono scherzi, piuttosto grossi, che vengono fatti per dimostrare le capacità di alcuni gruppi di studenti. In poche parole, gruppi “anonimi” di allievi creano installazioni artistico-tecnologiche durante la notte per commemorare eventi storici o fatti di cultura popolare. Finora abbiamo parlato di studenti ma si sa che a questi scherzi non prendono solo parte gli studenti… al MIT diciamo che è “tollerato” il comportamento non convenzionale dei docenti… e non diremo altro. Gli scherzi seguono un’etica piuttosto rigida, non si deve rovinare nulla, nessuno si deve far male e così via. Agli hacks hanno partecipato nella storia dell’istituto molti studenti che sono poi diventati famosi, un esempio è il fisico premio Nobel Richard Feynman.

Robot al MIT

Alcuni scherzi sono diventati famosi. Nel 1982 durante la partita Harvard-Yale un pallone meteorologico, verniciato con la scritta “MIT”, è stato gonfiato, apparentemente dal nulla, nel bel mezzo del campo e si è alzato in volo. Il giorno dopo il Boston Herald ha titolato “MIT 1-Harvard-Yale 0″

Un autopompa dei pompieri sulla cima del Great Dome al MIT

Un autopompa dei pompieri sulla cima del Great Dome al MIT

Al MIT vi sono parecchi edifici di progettisti famosi, alcuni di questi per le loro caratteristiche di fama e visibilità sono oggetto più di altri degli scherzi. Il Green Bulding dell’architetto Pei è normalmente quello più preso di mira… e c’era uno scherzo che tutti volevano fare… ma mai nessuno c’era riuscito… giocare a tetris usando le luci e le finestre del green building… e… e… e quest’anno, il 12 aprile per l’esattezza…ce l’hanno fatta!!!! Hanno modificato le luci degli uffici ed anche il colore, quindi hanno fatto in modo di poterle telecomandare, ci hanno aggiunto un software in grado di simulare il tetris… e fatto!!!

Giocando a Tetris sul Green Building: presentazione @ MIT

Giocando a Tetris sul Green Building: presentazione @ MIT

Va detto che non è la prima volta che il tetris viene giocato su un edificio, l’esperimento era già riuscito, più in piccolo naturalmente, in un’altra università americana, inoltre al MIT c’è un comitato che ci lavora dal 1993… comunque BRAVI!!!

Pilastro

Pilastro deriva dal latino pila, colonna, e poi gli si aggiunge -astrum, che non ha niente a che vedere con le stelle: è un suffisso peggiorativo. Pilastro quindi è una brutta colonna… una colonnaccia. Sembrerebbe che a rendere il pilastro una brutta colonna sia il fatto di avere una sezione in forma di linea spezzata, quadrato, rettangolo… anzichè curva, cerchio, ellisse… e gli spigoli si sa, possono dare un po’ fastidio.

L'arco di triofo sostenuto da quattro pilastri

L’arco di trionfo sostenuto da quattro pilastri @ Wikipedia

In architettura il pilastro è un elemento verticale, alto e stretto, che serve a sorreggere un po’ di tutto, archi, pavimenti, coperture, travi. Il pilastro può essere libero o inserito in un muro e quindi esserci anche se non si vede. Gli edifici moderni sono in gran parte sorretti da pilastri che non si vedono perchè integrati nella muratura.

Pilastri

Pilastri che sorreggono travi

I pilastri possono essere realizzati in diversi materiali, acciaio, legno, calcestruzzo armato. Per sapere quale sia la migliore sezione per un pilastro, e quindi anche quanto deve essere grande è necessario fare dei calcoli che tengono conto del materiale di cui è fatto, della sua altezza e del peso che deve sostenere.

Il peso che il pilastro sostiene viene, attraverso di esso trasferito a terra oppure su un’altra struttura portante.

Indiano Mohawks alla costruzione di un grattacielo – New York
Smithsonian Museum via Ephemeral New York
Bambini non fatelo a casa

I pilastri che escono un po’ dal muro si chiamano paraste mentre i pilastri rotondi si chiamano colonne e, almeno per gli architetti e gli ingegneri, sono un’altra cosa.

L’Exploratorium di San Francisco nel 2013 cambierà sede e sta documentando la realizzazione dei loro nuovi spazi. Guarda il video del recupero dei pilastri sottomarini che sostengono i loro edifici.

Fonti:

Enciclopedia TreccaniWikipediaIl vocabolario della lingua latina L.Castiglioni, S.Mariotti - Vocabolario Etimologico di Ottorino Pianigiani- Vocabolario di Italiano Garzanti

Nota: le ricerche on-line sono comode e perlopiù affidabili; Wikipedia ha una buona affidabilità in lingua italiana ed ottima in lingua inglese ma ricorda sempre che essendo uno strumento aperto può contenere imprecisioni, controlla sempre le fonti e usa il dizionario.

Arkidquiz della settimana

Famosetto, ma è ancora riconoscibile, così?

Provateci, al limite c’è il solito indizio (anche autoreferenziale, stavolta ^_^)

Gli italiani sono un po’ tristi…

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha messo sul suo sito un’infografica interattiva che ci permette di calcolare il nostro Better Life Index (Indice di Vita Migliore) che tiene conto di fattori anche diversi da quelli economici; è possibile anche paragonare l’Italia agli altri stati membri su alcuni temi che l’organismo ritiene fondamentali allo sviluppo; non si tratta di parametri solo economici e fra questi è compreso anche, per esempio, il grado di soddisfazione rispetto alla propria vita.

I paesi nordici stravincono tutto e, nonostante il freddo, riescono anche ad essere sani e felici. Gli italiani pur in salute e in un gran bell’ambiente, sono tristarelli, a livello di educazione scolastica non brillano e le loro case potrebbero davvero migliorare… se mettiamo insieme questi soli tre fattori scendiamo addirittura sotto la sufficienza…. e, va detto, i nostri stipendi sono bassi ma non bassissimi come crediamo… Per quanto riguarda le case i fattori determinanti sono il numero di camere per persona, la presenza del bagno nella casa (!) … e fin qui andiamo assai bene! Ma… il terzo parametro ci stende… i costi della casa… affitto certo ma soprattutto energie!

Nuove fonti di crescita

Nuove fonti di crescita – OCSE (OECD)

Beh! Direi che non ci resta che migliorare! Studiare di più, provvedere a case a basso consumo energetico… e cercare di essere più contenti… lo stipendio non parrebbe non essere un fattore determinante… molti di quelli che guadagnano meno di noi, studiano di più, sono più felici e hanno case più confortevoli, evidentemente: si può fare!

Indicando il tuo interesse verso i singoli parametri, puoi provare a calcolare il tuo personale tasso di soddisfazione sul sito dell’OCSE (en -fr).

Orti Urbani? Perchè no?

Si fanno largo sempre più richieste di qualità ambientale, legate al tempo libero, e alla necessità di partecipare alla costruzione di modelli di vita equilibrati. L’orto urbano si propone come alternativa all’incuria che delle aree marginali delle città e come nesso tra uomo e natura, con l’attuazione di pratiche ambientali sostenibili.

Orti urbani – Regione Piemonte

Leggi l’articolo di Sara Santero

La spesa nel fazzoletto… furoshiki per ogni occasione…

Hanno probito le borse di plastica e quelle in mater-bi…  diciamocelo… puzzano. Restano quelle di carta ma durano poco e comunque la carta è discussa, come materiale ecologico. Ci sarebbero le borse quelle che durano un sacco (di tempo)… le vere borse… quelle non usa e getta, le si trovano nei negozi, supermercati per pochi o più euro a seconda di quel che uno vuole spendere. Eliminando quelle in plastica che poi quel tipo di plastica lì è già difficile da riciclare e forse non si può nemmeno, cosa abbiamo? La stoffa!!!

Che poi bisogna vedere il tipo di stoffa… c’è stoffa e stoffa, tessuto e tessuto. Dipende dai fili, certi fili in realtà sono di plastica e si torna al problema iniziale, ma andando sul cotone si può stare tranquilli: prendiamo una bella borsa di cotone… oppure ce la facciamo… ma non tutti sanno cucire e comunque una borsa di cotone, una volta che è cucita è quella borsa lì e basta. Non tutte le borse vanno bene per tutti gli usi… qualche volta si ha bisogno di una borsa piccola, grossa, zaino, lungo tubo… e allora bisogna comprare tante borse… oppure una borsa che faccia tutti gli usi… magari una che si arrotola e te la porti nella vera borsa… una borsa di emergenza.

La faccenda si complica? Secondo il ministero dell’ambiente giapponese no: la faccenda si semplifica. E’ sufficiente ritornare al furoshiki, un telo di stoffa che piegato ed annodato diventa una borsa. Ci sono molti modi per piegare ed annodare un telo di stoffa e ad ogni diverso modo corrisponde un tipo diverso di borsa così con un unico grande fazzolettone possiamo avere circa una trentina di borse diverse, in materiale ecologico e sostenibile! Bellissimo e facilissimo. Non è che si un’idea giapponese, anche le nostre nonne facevano così, basta recuperare la tecnica per farlo.

Per agevolare i giapponesi nel recupero di questa tradizione, proprio in occasione della campagna di abolizione delle borse di plastica il ministero dell’ambiente giapponese ha provveduto a pubblicare un efficace volantino esplicativo ed online si trovano moltissimi video e tutorial.

Come usare il furoshiki
Ministry of the Environment Government of Japan

Qui in Italia c’è anche un blog dedicato della brava Valentina Sardu che ha anche pubblicato un libro sui furoshiki.

Allora anche tu prendi un pezzo di stoffa e prova: ti troverai bene!

DIN DON!!!! Il gioco della campana

Gioco da femmine, allenamento da maschi: pochi sanno che il noto giuoco della campana, oggi passato alla categoria “giochi di una volta”, nasce come esercizio di allenamento per i centurioni romani… ebbene sì immaginate anche voi con me il centurione romano, possente, muscoloso, l’aria aggressiva… coi codini e i fiocchettini che gioca alla campana (o settimana) nel suo accampamento in Gallia… e poi uno si chiede perchè Obelix li trovò bizzarri…

Boston – gioco della settimana in School Street – photo by Yannick Trottier, 2007
Hopscotch è il nome inglese del gioco della campana

Scherzi a parte è tutto vero… il gioco è diffuso in tutto il mondo con mille e mille varianti di percorso ma regole sostanzialmente simili… e non è un gioco facile: i soldati romani usavano tracciare per terra delle linee che  delimitavano le aree di allenamento per il salto e per l’agilità ed a volte scrivevano anche dei numeri corrispondenti all’esercizio od alla sua difficoltà… i bambini li imitavano e visto che piaceva tanto qualche genitore si è poi inventato di scrivere oltre ai punteggi che ne so… i giorni della settimana… i mesi dell’anno… la morale dantesca e così via. I bambini giocavano e imparavano… oggi si chiama edutainment e molti che ne parlano, pensano di averla inventata.

Taiwan – Gioco della settimana nel cortile di una scuola

Orbene questo è un blog di architettura e design sostenibili che cosa mai ha a che vedere con il giuoco della campana, settimana, cielo, mari e monti o come lo vogliamo chiamare? Beh! E’ Ovvio: IL TRACCIAMENTO

India – Scolari che giocano a campana nel Sabarmati Ashram of Mahatma Gandhi

Il tracciamento su terra è una operazione che l’architetto, soprattutto in giovane età, deve sapere fare. Funziona così… tu fai tutto il tuo bel progetto della casa e mettiamo che arrivi a metterlo in cantiere. L’impresa edile arriva sul terreno, rimuove gli ostacoli, spiana… e poi? E poi niente… chiama l’architetto per il tracciamento… cioè la materializzazione dei punti importanti dell’edificio sul terreno… cioè si disegna per terra il perimetro della casa, come quando si disegnano sull’erba le linee di un campo da calcio.

Jedudedek – Metropole Zlicin

E’ un’operazione molto importante… l’edificio, una volta costruito, dovrà corrispondere in tutto al disegno, per ragioni economiche, burocratiche, tecnologiche. Il giovane architetto non esegue necessariamente in prima persona questa operazione… però vi deve assistere… ed approvare, prendendosi la responsabilità di quel che è stato tracciato… ovvero deve saper fare un tracciamento. Il gioco della campana è un gioco di agilità, equilibrio e tracciamento.

Operatori di tracciamento al lavoro

Vuoi provare? Abbiamo realizzato una scheda con i più comuni schemi per il gioco della campana… prova a disegnarli per terra, vanno all’incirca dal più facile al più difficile e ricorda che la casella quadrata, in media ha il lato di 50/70 cm. Per scaricare la scheda clicca qui

Nelle prossime settimane qualche suggerimento per un corretto tracciamento.

L’importante nella favola…

Ogni cosa che ci succeda nella vita si imprime nella nostra memoria visiva, in genere non ricordiamo tutto ma soltanto un dettaglio, un particolare importante… lo stesso accade per le favole.

Dovendo disegnare una favola… ma dovendo anche ridurre al minimo gli elementi del disegno… tipo al massimo uno… cosa ci viene in mente? Biancaneve: la mela; Cenerentola: la scarpa…

re:blog by re:design (Eurydyka Kata & Rafał Szczawiński)
Alice nel paese delle meraviglie

Della stessa cosa, non tutti hanno la stessa immagine in mente ma la maggior parte delle persone sì… così i più disegneranno il sole come un cerchio… magari giallo… la montagna sarà un triangolo… magari metà verde e metà bianco (per la neve)… queste immagini ridotte al minimo vengono chiamate archetipi e sono alla base della progettazione dei segni pittografici.

I desinger grafici di re:blog hanno provato qui a rappresentare per archetipi le più famose animazioni disneyane… senza guardare il titolo… quante ne hai indovinate?

Yurt… non yoghurt… LA casa in Mongolia

La Mongolia vanta alcuni primati: è il più grande paese al mondo senza il mare, ha la densità di popolazione più bassa del mondo: 1,75 abitanti per kmq.;  infine, Ulan Bator, la capitale, è la città più fredda del mondo (0°C di media annuale) .

Yurta in Mongolia

Il 40% della popolazione vive nella capitale (brrrr…), il 30% invece è nomade e vive di pastorizia. Più della metà della popolazione mongola vive nelle abitazioni tradizionali, le yurte… stiamo parlando di circa 1 milione e mezzo di persone! Le yurte vengono costruite sia in campagna sia alla periferia delle città… perchè?

Perchè sono comode, adattissime al clima ed economiche. Le yurte hanno la forma di un ampio cilindro basso sormontato da un tetto conico. Sono costituite da uno scheletro in legno ricoperto da una spessa pelle di feltro, in lana di pecora. L’elemento atomosferico da cui i mongoli debbono difendersi è il vento e quindi è necessario che la yurta sia irrigidita da apposite cerchiature.

Costruzione di una yurta

Costruzione di una yurta

Per costruire una yurta si parte dallo scheletro, incrociando pali di legno lunghi  e stretti. Il legno deve essere acquistato perchè il territorio mongolo non è ricco di alberi. Costruito il perimetro si passa al tetto che è sostenuto da uno o più pali. Il tutto viene quindi ricoperto dal feltro e legato insieme con cordame. All’interno, il terreno viene ricoperto di tappeti a costituire un pavimento caldo sul quale si vanno a sistemare parecchi letti che servono anche da seduta, qualche piccolo armadio ed un tavolo basso per magiare.

Interno di una yurta

Interno di una yurta

La yurta può essere montata e smontata in circa due ore ed il materiale viene trasportato dai cammelli, dagli yak o in automobile… i nomadi moderni si spostano con mezzi moderni…

La visita ad una yurta è un affare complicato ed è necessario seguire il rigido protocollo dettato dalle regole dell’educazione per evitare di offendere il padrone di casa.

La tipologia costruttiva della yurta ha affascinato anche costruttori e progettisti meno tradizionalisti che sia in Mongolia sia in altre parti del mondo la ripropongono facendo però uso di materiali moderni. E’ possibile costruirsi una yurta sia partendo da zero che utilizzando kit di montaggio anche commercializzati in Italia.

Stephanie Smith Design via http://www.treehugger.com
The nomad Yurt

Vuoi costruirti una yurta? Clicca qui sotto per sapere come.

Yurta in kit di montaggio

Yurta partendo da zero (en ma con misure in s.i.)